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Come gestire, in ufficio, chi appartiene alla Generazione Z?

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La «Generazione Z» – definita anche generazione post millenials – è quella di coloro che sono nati a partire da metà degli Anni 90. Sono quelli che oggi si affacciano al mondo universitario o al mondo del lavoro. Hanno circa 20 anni o meno. È la generazione nata con Internet, gli smartphone, gli e-book. A scuola, anche i bambini sotto i 10 anni fanno le ricerche online. Ma è una generazione che in Italia viene ancora gestita, molto spesso, con approcci che andavano bene molti anni fa. Una generazione che a scuola, spesso, lavora con programmi obsoleti. È la generazione del mobile, degli strumenti touch. La generazione che sa usare il pc perfettamente, ma se può sceglie il cellulare.

E le ultime tendenze lo confermano: stiamo andando sempre di più nella direzione di cellulari che sono anche pc o di pc che sono anche cellulari. Ricordo tanti anni fa, quando ero una delle prime utilizzatrici del phablet (phone + tablet) di una nota marca coreana: il mio capo di allora, in sala riunioni, mi prendeva in giro mettendosi all’orecchio una agenda A5 pensando che fosse troppo grande. Oggi, invece, è la normalità: perché chiunque, se può, sceglie uno strumento con cui si possa fare tutto e sia sempre connesso.

Ma quanti capi di azienda o manager sono up to date, ovvero aggiornati? E come vengono valutati da queste nuove generazioni che sono un passo più avanti anche dei Millennials? Rischiamo, tra pochi anni, di avere una nuova generazione da gestire senza che nessuno sia in grado di farlo.

Una delle problematiche maggiori che le aziende stanno iniziando ad affrontare è come far convivere, nello stesso momento, persone che non usano whatsapp con ragazzi che usano i social come principale mezzo di comunicazione. E forse la gestione degli ultimi sarà più semplice di quella dei primi. Perché in molti c’è una forma di avversione al nuovo, al non noto, anche se – in teoria – l’uso della tecnologia dovrebbe rendere più semplice, più veloce ed immediato tutto.

Basti pensare alla capacità comunicativa di una foto rispetto a mille parole. Le nuove generazioni, infatti, lavorano per immagini. Sono dei visivi, se vedono si convincono. Attraverso uno scatto raccontano chi sono e le loro storie. E non è facile farle convivere con soggetti abituati a fare ore e ore di riunioni, magari senza dirsi nulla.

Fonte: Francesca Contardi* Managing Director di EasyHunters- Sole 24 Ore

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